

90. La lotta nazionale nel sud-est asiatico.

Da: L Thnh Khi, L'Asia moderna, in Storia Universale
Feltrinelli, Feltrinelli, Milano, 1971.

L'economia dei paesi del sud-est asiatico, fortemente dipendente
dai mercati internazionali, fu duramente colpita dalla crisi del
1929. Il conseguente peggioramento delle condizioni di vita della
popolazione, rileva nel seguente passo lo storico vietnamita L
Thnh Khi, provoc scioperi, massicce manifestazioni di protesta
ed una generale intensificazione della lotta contro la dominazione
coloniale. In Vietnam, in Birmania, nelle Filippine e in Malesia
le sommosse, in gran parte guidate dai comunisti, vennero
duramente represse; ci nonostante esse favorirono una maggiore
sensibilizzazione politica ed una pi ampia diffusione della
coscienza nazionale. In seguito alle rivolte, inoltre, Stati Uniti
e Inghilterra attuarono nei loro possedimenti coloniali alcune
riforme volte ad ottenere il consenso delle borghesie locali e
servirsene contro le masse. Francia e Paesi Bassi, invece, non
apportarono significativi mutamenti alla loro politica coloniale.


Nell'ottobre 1929 la caduta delle azioni e dei titoli alla Borsa
di New York fece precipitare la crisi generale del sistema
capitalistico. Come quella dei paesi europei, e ancora pi
gravemente, l'economia coloniale affonda. Basata sull'esportazione
di materie prime e di derrate particolarmente sensibili alle
fluttuazioni internazionali, la sua vulnerabilit non era mediata
da alcun sistema di ammortizzazione. Le ripercussioni sociali
erano crudeli: i contadini erano rovinati dalla caduta dei prezzi
del riso e spodestati dai loro creditori, gli operai erano in
sciopero, gli impiegati e i piccoli funzionari si vedevano
diminuire gli stipendi o erano licenziati, i grandi proprietari e
i commercianti erano anch'essi colpiti dalla crisi.
Cos la depressione economica ebbe per effetto di riunire le
differenti fonti di malcontento e di saldare nello stesso impeto
rivendicatore tutti gli strati della popolazione. Il 1930 fu il
punto di partenza delle rivolte e degli scioperi che, duramente
repressi, si sarebbero mantenuti allo stato latente per riemergere
con nuovo vigore durante la guerra del Pacifico. La crisi del
capitalismo si accoppi alla crisi coloniale.
Dovunque scoppiarono rivolte. Da un punto all'altro dell'Asia sud-
orientale si rispondevano, come una reazione a catena.
Nel 1930 il Vietnam dette il segnale. Il 10 febbraio il Partito
nazionale (VNODD) si sollev nel Nord-Vietnam. Il moto, mal
coordinato, non trov seguito. I capi pi importanti furono
arrestati e fucilati, gli altri si rifugiarono nella Cina
meridionale. Tuttavia l'azione ebbe una vasta eco.
Allora si fecero avanti i comunisti. Dal febbraio 1930
cominciarono a scoppiare degli scioperi e a partire dal 1 maggio
grandi manifestazioni popolari si scatenarono nelle terre
diseredate dell'Annam settentrionale e del basso Delta tonchinese
e nelle grandi propriet della Cocincina occidentale. La lotta
raggiunse il suo punto culminante in settembre, quando soviet di
operai-contadini procedettero alla spartizione delle terre: il
movimento assunse un carattere nettamente rivoluzionario. La
repressione sar sanguinosa e scompiglier, per un certo periodo,
il Partito comunista indocinese, ma il movimento che esso aveva
suscitato ebbe una considerevole importanza: per la prima volta le
masse si erano svegliate alla vita politica e le confuse
aspirazioni dei ceti contadino e proletario verso una maggiore
giustizia sociale si erano aggiunte alle rivendicazioni dell'
lite intellettuale. Ma soprattutto, a differenza dei moti
precedenti, localizzati sia nel Sud, sia nel Nord, l'azione si era
estesa alle tre parti del Vietnam e la nazione era divenuta una
cosa reale.
Anche in Birmania la prima sommossa ebbe luogo nel 1930 e fu
diretta contro i portuali indiani di Rangoon [capitale della
Birmania, sede di un importante porto commerciale sul fiume
omonimo] che non avevano aderito a uno sciopero: pi di un
migliaio di persone vi furono uccise e ferite. Alla fine dello
stesso anno scoppi una grandiosa ribellione, che si estese
rapidamente nel Delta. I contadini poveri lottavano per ottenere
una diminuzione delle imposte e contro il governo inglese
protettore degli usurai indiani che si erano impadroniti delle
loro terre: questi moti non furono definitivamente soffocati che
nel marzo 1932.
Nelle Filippine, le masse spremute dagli hacenderos [i proprietari
terrieri] si muovevano sotto la spinta dei partiti di sinistra.
Nel 1931 il Partito comunista fu messo fuori legge e i suoi capi
furono arrestati, ma la sua eliminazione non distrusse le profonde
correnti di malcontento, che nel 1935 trovarono una drammatica
espressione nell'insurrezione di Sakdal. Un buon osservatore, il
vicegovernatore delle Filippine, non si ingann in proposito:
L'insurrezione di Sakdal, scrisse, fu rivolta tanto contro i
cacicchi [i capi indigeni], quanto verso l'indipendenza. [...].
In Malesia il Partito comunista fu fondato nel 1930. Esso riusc a
procurarsi il controllo della Federazione degli studenti di
Singapore, della Federazione generale del lavoro di Singapore e
della Lega anti-imperialista. Sebbene la maggioranza dei membri di
queste organizzazioni fosse cinese, esse contavano anche un 10% di
Malesi e un 10% di Indiani. Il comunismo fu il solo movimento
prebellico a non aver applicato alcuna discriminazione razziale.
Gli anni 1936 e 1937 furono segnati da grandi scioperi operai
nelle piantagioni, nelle fabbriche di gomma e in quelle di
conserve di ananas. Il pi importante ebbe luogo nel 1937 a Batu-
Arang [isola dell'arcipelago Batu, di fronte alla costa
occidentale di Sumatra], la cui miniera fu occupata da 6000
lavoratori, che costituirono un soviet. Furono necessari 300
poliziotti e due reggimenti per soffocarlo. Questi moti, tuttavia,
non potevano essere qualificati come nazionali, poich
interessavano principalmente il proletariato cinese.
Dovunque scatt la repressione: le commissioni criminali
funzionavano in permanenza: arresti, esecuzioni sommarie,
prigionie e deportazioni si succedettero. L'ordine regnava.
Tuttavia, per attirarsi la borghesia locale e servirsene contro le
masse, i governi s'instradarono sulla via delle riforme.
Gli Stati Uniti, i pi liberali, organizzarono col Tydings-
McDuffie Act del 1934 un governo del Commonwealth responsabile per
le Filippine, alle quali fu promessa l'indipendenza per il 1946;
ma le leggi approvate dal Parlamento filippino rimanevano
sottoposte all'approvazione del governatore generale e del Senato
americano. In realt lo statuto coloniale, che permetteva
l'entrata in franchigia dei prodotti filippini negli Stati Uniti,
danneggiava i produttori di barbabietole da zucchero e delle
oleacee e soprattutto i trusts dello zucchero di Cuba; i sindacati
operai si battevano anche contro l'immigrazione filippina che
forniva mano d'opera a basso costo. Per merito di questi gruppi e
sotto la loro pressione il governo americano accord l'autonomia
alle Filippine, ma con la riserva di clausole militari ed
economiche: le importazioni di zucchero filippino, gi
contingentate, sarebbero state sottoposte progressivamente alle
tariffe ordinarie. L'atto, come fece osservare un senatore
americano, puzzava molto di saccarina.
Alla Birmania, definitivamente separata dall'India, il governo
inglese accord nel 1935 la semiautonomia [...]. Il nuovo Statuto
entr in vigore il 10 aprile 1937.
Pi autoritari e paternalistici, i Paesi Bassi e la Francia si
limitarono a riforme di dettaglio, di poca efficacia: non fu
tentato nessuno sforzo per comprendere il problema. Nei loro
possedimenti, il governatore generale disponeva di un potere
assoluto e vigeva un regime poliziesco che aveva la facolt di
arrestare e internare per dieci anni, per ragioni di sicurezza,
ogni individuo politicamente sospetto. Non c'era n libert di
opinione, n di riunione e di associazione, n libert di stampa.
Gli indigeni non potevano n accedere a posti direttivi, n
assumere funzioni giudiziarie. [...].
In Indonesia il nazionalismo ebbe un nuovo slancio nel 1932.
Quando Sukarno, nello stesso anno, usc di prigione, Hatta [Akmed
Sukarno e Mohammed Hatta, i due principali esponenti del movimento
anticolonialista indonesiano], [...] ritornato dall'Olanda, fond
il Circolo per l'educazione nazionale indonesiana, con cui
intendeva preparare il raggiungimento dell'indipendenza attraverso
la diffusione dell'istruzione e non attraverso un'azione di massa.
I partiti di Sukarno e di Hatta divennero i poli del movimento
nazionale. Sukarno fu arrestato di nuovo nel 1933, Hatta l'anno
seguente. Tuttavia il movimento nazionale continu e si assistette
a un raggruppamento delle forze nazionaliste: i moderati nel
Parindra, la Sinistra nel Gerindo. I primi mettevano l'accento
sull'azione sociale (lotta contro l'analfabetismo, sviluppo delle
cooperative), pur chiedendo l'autonomia nel quadro della
Costituzione dei Paesi Bassi. I secondi reclamavano riforme pi
radicali, le libert fondamentali, la lotta contro il fascismo,
l'indipendenza, il controllo dello Stato sulle banche e le
industrie di base. Il rifiuto delle richieste moderate da parte
del governo olandese ebbe per conseguenza uno slittamento verso
sinistra: i diversi partiti politici crearono un organo di
coordinazione, il GAPI, che rivendic l'indipendenza e la
democrazia (1939). Al Congresso del popolo indonesiano del
dicembre 1939 fu posto l'accento sull'unit dell'Indonesia, ormai
dotata di una lingua, di una bandiera, di un inno nazionale.
